lunedì 13 settembre 2010

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Misure: 50cm x 70cm. Acrilico



Quest'opera,da me inizialmente "snobbata",è risultata,invece,piuttosto gradita a un po' di persone. Funziona sempre così,quello che non ti piace piace agli altri e viceversa.

Ho voluto,in primo luogo,rappresentare un tema letterario già ripreso da altri pittori nel corso della storia,quello di Ofelia morente nell' "Amleto" di Shakespeare.
Come si sa,la morte di Ofelia è avvenuta per suicidio nelle acque del lago. Ma la visione che ho cercato di dare è differente.
Non più un'Ofelia impazzita e sconvolta a causa degli eventi ma una creatura cosciente di ,lo sguardo dolce ma sicuro nella sua impassibilità. Una creatura nuda,priva di ogni traccia di civilizzazione,che rinasce dalla stessa acqua nella quale l'Ofelia shakespeariana ha trovato la morte.

E il teschio ai piedi di lei non è più quello del buffone Yorick,memento mori della vicenda,ma diviene una morte quasi retaggio di stessa,una morte incoronata,regina decaduta grazie alla rinascita dall'acqua della creatura fatta forse ella stessa d'acqua.
L'acqua,quindi,come simbolo di fertile rinascita nella saggezza e sapienza. Perché come ricorda anche Gesù "nell'acqua si deve rinascere e non solo nello Spirito". Così come il Battista battezzava le persone nel fiume,così...così niente,non sono un prete.
Solo che il volto che sovrasta la figura (forse non più Ofelia ma una figura divinizzata,un'archetipo femminile come principio stesso di donna,una Sophia) diventa non quello del fantasma del padre dell'Amleto ma quello di dio. Un dio in minuscolo,un divino casuale al di là di ogni concetto religioso,un divino agnostico che muove gli eventi con la sola esistenza,come fa il fantasma del padre nella tragedia di Shakespeare.




mercoledì 1 settembre 2010

A V G V S T V S



(Clicca per ingrandire)
Misure: 50 x 70 cm. Acrilico.

Quest'opera, intitolata semplicemente "Avgvstvs" (rigorosamente con la V), è un'omaggio all'omonimo imperatore pronipote di Giulio Cesare, primo di Roma e autoproclamatosi tale nel 23 a.C., diciassette anni dopo l'assassinio del prozio.

Augusto, nato Caio Ottavio e Ottaviano dopo la formale adozione, calpesta l'Europa quasi come un presagio del suo futuro dominio che farà di lui uno degli imperatori più gloriosi di cui la storia romana abbia memoria. Accanto il fascio littorio piantato su Roma, simbolo del potere prima magisteriale e successivamente imperiale.

E, sempre come un benevoso augurio di una vita fatta di lustri e conquiste, la figura d Cesare si staglia nel cielo stellato insieme a quella della lupa da cui ebbe inizio, secondo la leggenda, il mito di una delle più grandi civiltà e potenze militari del mondo.

Qualcuno ha detto che "il sangue degli eroi è più caro agli Dei dell'inchiostro dei sapienti e delle preghiere dei devoti" e mai come oggi queste parole risuonano stantie,obsolete e ridicole,perfino. Ma mai come oggi il mondo occidentale richiede un nuovo Augusto che sappia prenderlo per la gola, con la tenerezza, l'amore e la crudeltà fecer Roma e che fanno l'Uomo.