Questa è un'opera a cui sono particolarmente affezionato.
Rappresenta Cleopatra,ultima vera regina d'Egitto,sul letto di morte dopo il disperato suicidio di Marco Antonio a causa dell'invasione di Alessadria delle truppe di Ottaviano,non ancora Augusto.
Non c'è il famoso aspide,non c'è sofferenza. Quel che ho voluto rappresentare è la speranza sul suo volto,la speranza di rivedere l'amato Giulio Cesare ritratto nel busto di marmo a cui è rivolto lo sguardo. Quel Cesare non condottiero,non conquistatore delle Gallie,non dictator di Roma ma semplicemente quel Cesare da lei tanto amato,forse più di Antonio. Quel Cesare che lei ha certezza di rivedere in un qualche aldilà,come un'amata che si ricongiunge al suo caro.
Un'atmosfera onirica e surreale la fa da padrona,come se la vicenda rappresentata si svolgesse in un senzatempo e in un nessunluogo. Ottaviano sta per sottomettere definitivamente l'Egitto,il tempo splendente dei faraoni è ormai un ricordo decadente. Tutto ciò non è importante e si svolge in un'altra dimensione. In questa solo il ritrovato amore dell'ultima splendente regina d'Egitto per il suo amato.

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